Le città invisibili – Italo Calvino

Le città invisibiliOpera visionaria, Le città invisibili non hanno un’identità definita: non avendo una trama vera e propria non possono essere considerate un romanzo ma nemmeno un saggio. Forse la definizione migliore resta quella di raccolta di poemi in prosa. In ogni caso, resta innegabile il valore di quest’opera che unisce alla riflessione filosofica il racconto fantastico dando vita ad un universo prevalentemente distopico dalle sfumature esotiche e soprannaturali. Ma per quanto invisibili o impossibili, queste città ci si presentano talvolta come il riflesso delle nostre città attuali dimostrando la capacità di Calvino di vedere oltre il presente e percepire il futuro.

Nelle Città invisibili si trova la tensione binaria e costante nell’opera di Calvino tra pesante e leggero, tra mondo infernale e celeste. Se per alcuni questa dicotomia rimane irrisolta, eppure scorrono sotto la superficie apparentemente incoerente delle città di Calvino i principi della filosofia buddhista in cui non c’è contrasto tra prodotto e produttore in quanto vale il concetto di “coproduzione condizionata”. L’uno quindi non esiste senza l’altro, proprio come le città dei vivi e le corrispondenti città dei morti o le pietre del ponte e l’arco del ponte. In effetti, la cornice narrativa vede Marco Polo dialogare con l’imperatore Kublai Khan, fondatore della dinastia Yuan. La Cina, dunque, non è forse una scelta casuale.

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